Lettere
Benvenuti nello spazio dedicato alle mie lettere. Qui troverete emozioni, pensieri e storie che spero possano toccarvi nel profondo. La scrittura rende liberi, e attraverso queste parole desidero condividere un po' di me con voi. Ogni tipo di emozione è benvenuto, e spero che queste lettere possano suscitare in voi una reazione, un pensiero, o semplicemente un momento di riflessione.

IL 25 NOVEMBRE
Cara Simona, come stai? Spero che tutto proceda bene nella tua nuova casa, nella tua nuova vita. Spero, soprattutto, che il tuo nuovo lavoro ti piaccia. Mi auguro che realizzi tutti i sogni che contieni nel tuo cuore. Sarà dura ricominciare, ma è necessario. Cerca di spendere bene la tua vita, me lo devi.
Le mie giornate qui passano lente, le ore sono davvero fette di sessanta minuti. A volte penso a quanto avrei voluto tutto questo tempo quando eri piccola: tempo per coccolarti, o semplicemente, vederti giocare. Invece ero troppo impegnata a difenderti da una vita pericolosa a cui ti avevo esposto.
Ormai sono anni che sono qui dentro e, di solito, dopo un po' si dovrebbe provare un briciolo di pentimento. Invece io no. Niente, in me non esiste nessun senso di colpa, anzi lo rifarei altre mille volte, forse cambierei solo il modo di fare ciò che ho fatto, magari per farla franca.
Sì, lo so, ho ucciso un uomo: tuo padre. L’ho fatto per l’amore immenso che provo per te.
Ti giuro che non immaginavo che quel ragazzo di una dolcezza infinita potesse diventare così violento e cattivo. Avevo solo vent’anni quando lo conobbi ed ero ingenua e molto stupida. Ancora oggi non so cosa mi abbia fatto innamorare di quell’uomo, forse sì, la voglia di sentirmi grande e di evadere da un padre padrone. Chi avrebbe mai detto che stavo passando dalla padella alla brace?
Ci sposammo dopo neanche un anno che stavamo insieme. Aspettavo già te, ma prima arrivò lo schiaffo che non avevo previsto, senza un motivo. Ah sì, ora ricordo! Avevo messo troppo sale nella pasta. Rimasi basita, neanche tuo nonno aveva mai alzato un dito né a me e né tanto meno su mia madre. Scoppiai a piangere e nel singhiozzare, per istinto, mi venne di proteggermi la pancia. Ancora non eri venuta al mondo e già avevi subito la prima violenza.
Quel giorno piansi tra le sue braccia piene di scuse. Pensai e sperai che fosse un episodio irrepetibile, ma non lo fu mai. Purtroppo la violenza genera altra violenza. Piccola mia, la gente non cambia. Il lupo cattivo delle fiabe non diventa mai un agnellino, io purtroppo l’ho imparato a tue spese. Scusa, bambina mia.
Ho sopportato le continue violenze, sia fisiche, sia psicologiche, per mesi, per anni, per non toglierti la figura paterna, perché pensavo di privarti di una figura importante della tua vita. Solo quando il mio istinto animalesco e materno ha visto il terrore nei tuoi occhi, ha reagito.
Ricordo tutto di quel 25 novembre. Faceva freddo, tu avevi tredici anni e avevi già le sembianze di una donna. Come scordare quella scena piena di orrore? Tuo padre su di te con gli atteggiamenti di un amante. Dicono che alcune volte il cervello si scollega, va in tilt. È proprio vero quando dicono che si vede tutto nero: io stavo vedendo una cosa abominevole. Eravate in salotto, tu mi hai visto con la coda dell’occhio e con il dito indice vicino al mio naso ti feci segno di tacere. In silenzio mi recai in cucina, dove presi il coltello più grande e appuntito che avevamo in casa.
Venti coltellate.
L’unico senso di colpa che mi porto dietro è che ti ho fatto assistere a quell’atrocità, ma saperti libera fa da contrabbasso.
La libertà, piccola mia, è la cosa più preziosa che si possa possedere, ed è per questo motivo che ti scrivo questa lettera. Per chiederti di farmi un regalo. Lo so che non la prenderai bene e forse mi odierai per questa mia richiesta. Non fa nulla, correrò il rischio.
Ti esorto a non venirmi più a trovare per poter davvero ricominciare. Devi andare avanti, finché avrai a che fare con me e con questo posto non potrai chiudere con il passato. Mi piace saperti lontano da qui. Non tornare, non avere rimpianti, non pensarmi perché anche chiusa sento il mio cuore volare libero e anche se, secondo il mondo, ho fatto una cosa orribile, so che ne ho salvato un’altra. Almeno ho contribuito a non far salire un numero che ogni anno cresce sempre più.
Promettimi anche che darai spazio all’amore. Le persone, gli uomini, sono individui uno diverso dall’altro, bisogna non avere mai pregiudizi. Però fatti sempre rispettare. Sappi che chi non ti rispetta, non ti ama.
Ti auguro una vita piena di tutto. Ti amo, piccola mia.
La tua mamma.
Cara famiglia,
spesso vi sento mormorare perché mi vedete digitare sulla tastiera, e per la mia condizione fisica non è proprio l’ideale. So che vi chiedete del perché scrivo, perché mi sforzo tanto, nonostante le mie difficoltà.
Fin da piccola, scrivere, è stata la mia passione, un bisogno, però la vita non mi ha dato subito i mezzi per farlo, ma solo il desiderio di mettere i miei pensieri sulla carta. Nel lontano 1981,
quando andai in prima elementare, non c’erano computer in giro ed era un bel problema, poiché non avendo il controllo degli arti superiori e non potendo tenere la penna in mano,
bisognava trovare un metodo alternativo che mi permettesse di imparare a scrivere e di conseguenza a leggere. Così il primo approccio con la scrittura avvenne tramite l’uso di enormi
dadi con sopra le lettere sia in corsivo che in stampatello. Sia maiuscole, che minuscole. Il mio
compito era quello di imparare a riconoscerle e, successivamente, collocarle nell’ordine giusto
fino a formare una parola.
Grazie a voi, miei cari genitori, sono sempre riuscita a mettere nero su bianco le mie sensazioni.
Molte volte, dettando. Usavo le vostre mani per esprimere i pensieri che avevo nel cuore. Le
tue, mamma, per i compiti; successivamente, le tue, cara amica-cognata.
Proprio a te, Antonietta, dettavo le prime poesie o lettere di un amore mai corrisposto, scritte
nell’ora di estimo per non addormentarci. I miei ricordi vanno anche a quel diario segreto che
scrivevamo insieme. Insomma, avevo bisogno di buttare fuori tutte le emozioni e spesso i
turbamenti di un’adolescenza da vivere su quattro ruote.
Poi, un pomeriggio, rientrando a casa da una lezione universitaria, anni ’90, trovai, nella mia
cameretta, qualcosa che avrebbe cambiato la mia esistenza per sempre: un pc. Era enorme.
Da quel momento iniziai a provare una necessità irrefrenabile di inventare storie e molte volte
di raccontare la mia.
Sono disabile, ma quando scrivo dimentico di esserlo.
Attraverso i personaggi che creo faccio cose che non riesco a fare. Mia cara famiglia, se Lucia, la ragazza taxista, si va a fare una passeggiata in riva al mare, posso sentire anch’io la sensazione della sabbia bagnata sotto i piedi e delle onde che mi accarezzano le caviglie. Oltre a quella di guidare. Chi l’ha mai fatto! Poi, addirittura, un taxi. Proprio io, che l’unico mezzo abbia mai guidato è la mia carrozzella a motore.
Scrivendo posso andare in qualunque posto. La scrittura non ha barriere, né mentali, né fisiche.
Mia amata famiglia, la scrittura mi rende libera e mi dà quella normalità che pochi vedono in me.
Piccola Clara, come unica nipote ti auguro il meglio. Ti auguro di non scrivere solo messaggini su WhatsApp, ma di imparare a fermare le tue emozioni magari su un foglio word, cosa che spesso ti aiuterà a capire e capirti.
Antonio, fratello mio, non prendermi troppo in giro dicendomi che quando pubblicherò un libro diventerò famosa. Di sicuro non aspiro a tanto, ma metterò al mondo una mia creatura.
Perciò, ancora una volta, la scrittura mi darà un’emozione che la vita mi ha tolto.
Mentre a te, amore mio, dico grazie per tutte le volte che mi incoraggi in questa voglia dilasciare un segno.
Vi amo tutti e, appunto, ve l’ho detto nell’unico modo che conosco: scrivendo
Emozioni su carta

Un invito alla riflessione
Le mie lettere sono un invito a fermarsi, a pensare, a sentire. In un mondo frenetico, prendetevi un momento per voi stessi e lasciatevi trasportare dalle parole. Non cerco una reazione specifica, ma spero che ogni lettera possa stimolare un pensiero, un'emozione, un ricordo. La scrittura rende liberi, e attraverso la riflessione possiamo trovare una maggiore consapevolezza di noi stessi.
LE MIE LETTERE

Benvenuti nel mio mondo di parole. Spero che queste lettere vi offrano un momento di conforto, ispirazione o semplicemente un sorriso. La scrittura rende liberi, e spero che possiate sentirvi un po' più liberi anche voi, leggendo queste pagine.
LETTERE D'AMORE