Pillole di disabilità
Benvenuti in questa sezione de "La Penna di Camilla". Qui troverete brevi riflessioni, spunti e storie che mirano a promuovere l'inclusività e a combattere la pietà, puntando all'uguaglianza. Il mio obiettivo è condividere le mie esperienze per aiutare a comprendere meglio il tema della disabilità. La scrittura rende liberi, e spero che queste parole possano illuminare e ispirare.

Inclusività: un passo alla volta
Attraverso le mie esperienze personali, desidero offrire una prospettiva autentica e senza filtri sulla disabilità. Ogni "pillola" è pensata per stimolare la riflessione e promuovere un cambiamento positivo nella percezione della disabilità. Insieme, possiamo costruire una società più inclusiva e consapevole.
3 dicembre
GIORNATA INTERNAZIONALE PER LA DISABILITÀ
Davide
Mi chiamo Davide e ho trentatré anni.
Sono un tipo molto tranquillo e solare, ma quando mi arrabbio non ce n’è per nessuno, al contrario di ciò che pensano tutti: che quelli come me siano sempre felici. Mi piace mangiare, soprattutto la pasta al forno, però solo quella di mia mamma. Amo fare sport, gioco a calcio, ma la mia vera passione è il teatro. È da qualche anno che recito e, modestia a parte, sono molto bravo. Sono sempre in giro con la mia compagnia, stiamo sempre fuori, ed è lì che ho conosciuto Sara, la mia fidanzata. Inoltre, a volte, il fine settimana, lavoro come deejay in un locale. Mi piace mettere la musica e far ballare la gente.
Con Sara stiamo bene e ci vogliamo sposare, ma dicono che non è possibile per quel cromosoma in più che entrambi abbiamo e che ci rende diversi, ma poi ci dicono che noi Down ci assomigliamo tutti. Ma io mi sento uguale agli altri e non per questo non so di avere i miei limiti; però, chi più e chi meno, tutti abbiamo i nostri limiti.
Spesso vengo trattato come un bambino, e questo mi fa arrabbiare: vorrei essere trattato da uomo. Il vero problema dell’essere Down è quello che gli altri ti fanno sentire tale. Secondo me l’errore è già nel termine, perché vuol dire "sotto", mentre, a dire il vero, io mi sento "up".
Lucia
Mi chiamo Lucia, sono una restauratrice, ho ventotto anni e ho un negozio di antiquariato. Ho frequentato l’Accademia di Belle Arti di Firenze.
Fin da piccola, essendo cresciuta isolata, mi rifugiavo nel disegnare. Ricordo che, quando il troppo silenzio che mi circondava diventava terrore, iniziavo a disegnare. Disegnavo di tutto perché era l'unico modo per esprimere al mondo le mie emozioni, poiché la mia sordità mi estraniava da esso.
A quel tempo bastava poco per venire etichettata e io fornivo agli altri ragazzini vari motivi per farlo.
Ogni volta che provavo a parlare, dalla mia bocca usciva un suono sgradevole e tutti ridevano di me.
Sono cresciuta e ho imparato a gestire la mia sordità. Per fortuna la tecnologia, in questi anni, mi è venuta in aiuto. Ho imparato a comunicare in mille modi. Ho imparato a scrivere ciò che la mia voce non poteva esprimere. Ho imparato a leggere il labiale e il linguaggio dei segni.
La cosa che non ho ancora imparato è ad andare oltre i pregiudizi e gli sguardi della gente quando entrano in negozio e scoprono che la proprietaria sono io. Le loro facce piene di pietà mi fanno rabbrividire ed è solo allora che mi ricordo di essere sordo-muta.
Luca
Mi chiamo Luca, ho quarant’anni e sono un tipo asociale. Non mi piace il contatto umano, ma alcune volte, quando sento che la persona è gentile con me, le butto le braccia al collo. Sì, insomma, sono un tipo strano.
La maggior parte della gente mi trova fastidioso per i miei gesti e le mie stereotipie. Il più delle volte faccio paura; da piccolo, le mamme degli altri bambini si guardavano bene dal tenerli lontano da me.
Tutti, compresa mia mamma, non avrebbero scommesso neanche le proprie mutande, invece un pazzo, un visionario, mi ha dato fiducia e mi ha fatto lavorare come cameriere nella sua pizzeria.
Siamo in cinque, tutti con lo spettro autistico. Mi piace molto stare con loro, ma quando usciamo, la gente ci guarda ancora infastidita per ricordarci che siamo diversi.
Camilla
Mi chiamo Camilla, ho cinquant’anni e sono **un'**autrice; scrivo da quando ero adolescente. Poesie. Sì, è cominciato tutto così. Ho pubblicato due libri. Mi sono laureata in Scienze Religiose, anche se negli anni ho cambiato idea su questo argomento; infatti, sono diventata molto critica, forse atea.
Sono sposata da dodici anni, ho una bella casa.
Me la cavo abbastanza bene, nonostante tutto.
Nonostante sia nata con una disabilità grave.
Nonostante tutto, vado a fare la spesa, penso a far preparare la cena per me e mio marito.
Nonostante tutto, sono circondata da amiche e amici e, nonostante il mio linguaggio, sono una gran chiacchierona.
Sono cinquant’anni che vivo la mia vita come fosse tutto normale. Lo so che la disabilità c’è, non l’ho mai negata, anzi; però non le ho permesso di limitarmi più del dovuto.
L’unica cosa che mi limitano ancora sono gli sguardi e i giudizi della gente indispettita perché non riesce a capire come la mia vita possa essere così normale.

Uguaglianza, non pietà
Il mio scopo è sensibilizzare i lettori sull'importanza di trattare tutti con dignità e rispetto, superando la pietà che spesso accompagna la disabilità. Voglio condividere storie di forza, resilienza e successo, dimostrando che la disabilità non definisce una persona, ma è solo una parte della sua identità. Cerchiamo insieme l'uguaglianza, non la pietà.

Le mie esperienze al tuo servizio
Ogni articolo in questa sezione è un frammento della mia vita, un'esperienza che ho vissuto e che voglio condividere per aiutare gli altri a capire meglio il mondo della disabilità. Spero che queste "pillole" possano essere un punto di partenza per una riflessione più ampia e per un dialogo costruttivo. Benvenuti nel mio mondo, benvenuti in "Pillole di Disabilità".